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Tunisia 2005-2006
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Inviato: Ven Set 18, 2020 15:12 pm    Oggetto: Ads

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Christian



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Messaggi: 223

MessaggioInviato: Ven Ago 10, 2007 13:13 pm    Oggetto: Rispondi citando

A Bir Zar (WP BIRZAR) ci chiesero di nuovo il nostro laisser-passer. Non macò nemmeno la chiacchierata con uno dei soldati. È stato divertente sentire cosa diceva a proposito dei suoi omologhi libici che si vedevano a circa 500 metri, al di là di due ramine con in mezzo un campo minato.
Alla mia domanda se andassero d’accordo con i loro vicini e se giocassero a carte con loro, il soldato mi spiegò:
- Eux ils sont méchant. Il n’ont rien. Nous on as la télévision satellite avec vidéo, l’eau, la radio digitale ….
Effettivamente il forte Tunisino meritava il suo nome e quello libico sembrava una casa di poveri pastori. La cosa eclatante (francesismo mirato) era che i libici non avessero nemmeno un’auto per potersi procurare cibo e acqua. A Borji Bourguiba (WP BURGIB) scoprii che non si tratta affatto del paesino che avevo in mente dal mio primo viaggio. Borji Bourguiba è una strada con una ventina di case. Decidemmo allora di proseguire per Remada. Davanti a un gruppo di bambini esultanti feci un’impennata di cui parleranno ancora adesso. Il tratto di strada fino a Remada era molto bello e la regione cominciava a essere un po’ abitata. Greggi di pecore ci attraversavano la strada. Agnelli spaesati non ritrovando la madre, correvano alla rinfusa. Lentamente e cauti passammo i greggi, anche per rispetto dei pastori. A Remada - non riesco ancora a crederci del tutto - non ci sono alberghi o pensioni. La vibrazione che c’era nell’aria era di disagio. I due militi a cui il Bale chiese informazioni mi sembrano più interessati al colore dei nostri capelli e della nostra pelle che a darci informazioni utili. Decidemmo di non fare nemmeno la spesa, solo il pieno e sfruttare il poco tempo di luce che ci restava per raggiungere Tataouine. Andare a 120 km/h coi tasselli non è molto bello ma è servito! Mentre stavamo entrando in centro, io mi ricordai di colpo di esserci già stato e trovai la pensione da 5 dinari facendo una sola inversione. Le moto vengono messe all’interno del caffè, tra i tavoli di gente curiosa. Naturalmente tutto il bar parlava di noi. Salendo le scale per vedere la stanza, il ragazzo della ricezione provò il suo vecchio trucco con cui ci aveva fregato due anni prima.
- Monsieur, il y a pas d’eau chaude dans la chambre.
- Pas de problème, ça va aller. – gli risposi io.
Infatti, l’acqua calda c’è e come. L’altr’anno ci aveva fatto pagare separatamente per questo trucco che aveva come unico scopo di far appesantire il suo portamonete. Finalmente potemmo dunque lavarci, con l’acqua calda!
Uscimmo affamati per cenare e in un ristorante lì vicino ordinammo un sacco di cose. Il cameriere rimase sbalordito quando capì che entrambi volevamo quanto comandato.
Tornammo in stanza e dormimmo alla velocità della luce. Intanto il mio sistema gastro-intestinale si stava ribellando a tutta quella carne che stavo mangiando da qualche giorno. Normalmente posso considerarmi vegetariano. La vendetta colpiva per lo più il mio compagno di viaggio, stanza e
- aimè – di tenda. Infatti il mio organismo trasforma una dieta carnivora in esalazioni fetide che hanno portato il Bale sul l’orlo del rimesso diverse volte e comunque sbalordito il sottoscritto.
A colazione la scena della doppia comanda si ripeté. Eravamo ancora affamati al punto che mangiavamo letteralmente per quattro. La colazione era composta da: pommes-frittes, insalata di peperoni e cipolla, brique, pane, harissa, Boga-chinotto e zuppa.
Visto che la volta prima in quella pensione era sparita una radiolina, questa volta non mi fidai a lasciar sulla moto neanche lo straccetto per controllare l’olio. La mattina, dopo aver fatto colazione e la spesa al mercato. Passammo un’era e mezza a ricaricare tutto sulle nostre moto.
Io, all’ultimo, mi ricordai di essere caffeinomane e il ragazzo (quello dell’acqua calda) venne incontro alle mie richieste regalandomi una confezione da 250 g di caffè vero!
Lasciammo Tataouine contenti di non aver beccato neanche un sasso tirato dai bambini (ai crociati cattivi). Andammo verso Chenini. Negli ultimi chilometri la strada era piena di ragazzini che volevano qualcosa, che sia da vendere o in regalo. Visto che i turisti non sono molto inclini alle loro offerte, questi, ancora un po’, si buttano sotto la moto per farti fermare. A Chenini quasi cado dalla moto dal ridere. Essendo guida turistica, ho un altro approccio alle comitive che il comune mortale. Sulla strada c’erano almeno dieci pullman posteggiati e agglomerazioni di ventine di camper. In lontananza si vedeva la pioggia. La speranza di non prenderla accompagnava il soffice volo delle nuvole. Ma inesorabilmente l’acqua arrivò. Gioia per la gente del posto e conferma del mio nome da motociclista: “Rain man”. Dove vado io: piove. ( Ho già pensato anche di iscrivermi a Greenpiss)
Dopo la fermata turistica svoltammo nella pista verso Xar Guilane (a partire da wp BIVCHN) ma dopo dieci chilometri non ne potevamo più di ondulazioni. Così al primo bivio svoltammo verso sud. Un pastore che ci vide lasciare la pista di Xar corse verso di noi e a cenni ci fece capire assolutamente di non prendere la pista verso sud, ripetendo continuamente “Xar Guilane”. Il mio interrompere ripetitivo con “Bir Amir” non dava frutti. Il pastore sembrava più calmo dopo che accettai di svoltare a est appena dopo la prossima montagna. Sul GPS misi Bir Amir (wp BIRAMI) come meta e così trovammo una bellissima pista ai bordi della quale incontrammo un solo altro pastore e più nessuno per tutto il giorno.
A questo secondo pastore gli dissi che anche a Tataouine piovesse e lui mi disse “sciuja sciuja” (poco poco) e mi confermò vagamente che la pista portasse a Bir Amir. Dopo una sigaretta proseguimmo ancora un po’ verso sud alla ricerca di un incrocio con una pista che ci portasse verso la pipe.
Da li in avanti la pioggia ci accompagnò fino a sera. Quando ci fermammo dopo 120 chilometri, come per incanto, la pioggia cessò e riprese solo dopo che la tenda era montata e la cena cucinata e mangiata.
Ci trovavamo su di una piccola sommità e, come la nebbia di fondo valle quando arriva il bel tempo, un gregge di pecore ci passò a uno o due chilometri di distanza, svanendo con i suoi belati.
Quella notte iniziò la disavventura del Bale con il suo materassino gonfiabile.
A notte fonda, decisamente dopo aver finito di contare le pecorelle, mi svegliai all’armamentare del mio sfortunato compagno di tenda. Certo che è meglio bucare il materassino che la moto, ma si può discutere anche di questo se la cosa si ripete tutte le notti. Insomma, mentre io cercavo di ignorare i rumori e spintoni, il Bale mise una pezza al suo materassino.
Il 30 si rivelò una giornata tranquilla. La nostra meta era Xar Guilane, ma una pausa al campeggio di Ain Essbat si trasformò in accampamento. Avevo già sentito parlare di questo campeggio ero curioso di vedere cosa offrisse, quanto costasse, ecc. Certo che dormire in un campeggio in mezzo al nulla sembrerà un po’ stupido ma, ogni qualche giorno lavarsi, mangiare bene e soprattutto tanto, in compagnia di vino e birra è un lusso che ci si può ben concedere per 5 dinari a pernottamento.
Poi si avvicinava la fine dell’anno e ci serviva una bottiglia di vino per il 31. Certamente la prossima volta non mi fermerò più a Xar Guilane. Questo campeggio è ben curato e vicino a delle dune stupende.
Al nostro arrivo era ancora mattino. Così dopo aver piazzato la tenda, smontato tutti i bagagli, fatto pranzo a base di tonno in scatola come sempre, cedemmo al richiamo delle dune a cinque chilometri di distanza.
Da parte alla nostra tenda c’era un gruppo di Tedeschi del sud e Austriaci con un parco moto da mettere invidia e un gigantesco unimog come mezzo di supporto. Alcuni di loro erano partiti per quel delle dune, altri poltrivano al sole con la birra in mano o aggiustavano i danni delle ultime cadute. Ah, che bello andare senza bagagli: salti, impenni e non ti devi troppo preoccupare per il mono, come nel mio caso. Così ci trovammo ai piedi di una cinta di dune alta circa ottanta-cento metri. Si tratta del “muro di cinta” che si trova attorno all’Erg da quelle parti, dietro le dune sono alte solo come una casa o meno. Alcuni, del gruppo dei teutoni, erano fermi poco più in là, dopo averli salutati e studiato bene la prima via per salire – pot pot wroom pot pot wrooooooom – salimmo sulla nostra duna.
In cima si poteva approfittare dell’eccezionale vista sopra il “mare” che mi servì non poco per decidere come iniziare la navigazione del giorno seguente. Poi, con forse ancora più gioia di quando andavo all’asilo ma senza paletta e secchiello, cominciammo a giocare alla sabbia!
All’inizio (vedi foto) ci siamo cimentati nel gironzolare sulla parte alta. Ma poi, come quando all’asilo il tuo compagno sfoggia anche un rastrello, mi venne l’irrefrenabile desiderio di fare le salite come i nostri amici poco distanti. E allora – hop – con un filo di gas e il piede sul freno scesi uno dei ripidi fianchi. In basso studiai un attimo la migliore traiettoria e via! Il Bale mi imitò e ci ritrovammo in cima. E allora, giù ancora e su e giù e su, facendo sempre meno attenzione alla traiettoria. Infatti da li a poco, si sommarono anche le cadute. Ecchissenefrega, se non cadi non ti diverti e non troverai mai il tuo limite!
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Christian



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Messaggi: 223

MessaggioInviato: Ven Ago 10, 2007 13:15 pm    Oggetto: Rispondi citando


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Christian



Registrato: 07/08/07 13:04
Messaggi: 223

MessaggioInviato: Ven Ago 10, 2007 13:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

Verso sera arrivò un gruppo di gente che io chiamo sciamani, non nel senso spirituale-etnico ma quale derivazione del verbo sciamare. Un gruppo di turisti italiani in gita da Djerba. Totalmente increduli che si potesse viaggiare in moto nel deserto, senza guida per di più, che mostravano quasi compassione per il fatto che noi, quella notte, avremmo dovuto dormire in tenda. La compassione, il giorno, dopo era nostra. Un bel sacco a pelo ripieno di piume d’oca tiene veramente caldo!
La cena, al ristorante del campeggio, mi ricordava terribilmente il lavoro (guida turistica), ma dopo passammo una bella serata con i sciamani e le loro guide, attorno al fuoco, cantando e suonando.
L’unico problema era il numero ristrettissimo di ragazze, circondate gelosamente da autisti e guide.
Ben poche donne nel mondo arabo devono sentirsi come in paradiso, altre, anche quelle più intraprendenti, come la merda alla mercé delle mosche, all’inferno.
Di mattino, dopo l’empirica decisione del Bale che la benzina avrebbe bastato, partimmo per la tappa più bella e impegnativa del nostro viaggio: “la diretta a Tembaine”.
Prima la duna alta, poi il mare di dune. La nostra missione non era certa visto che la nostra esperienza è inversamente proporzionale all’età delle nostre moto. Dopo essere riusciti senza problemi a passare il “muro di cinta” con i bagagli, l’acqua e pure una bottiglia di vino, la cosa divenne certa. Nulla se non la stanchezza ci avrebbe fermato. La navigazione si basava su una foto satellite referenziata di scarsa qualità, una foto satellite di Gooooooooooooogle Earth e una cartina russa degli anni settanta che si rivelò obsoleta. Le due foto satellite erano un attrezzo eccezionale. Anche qualche punto di viaggi precedenti si mostrò utile. Purtroppo durante questo viaggio il Bale non fece nemmeno una foto. Infatti, si procedeva a fatica, quasi tutto in prima e seconda. Presto mi tolsi la giacca, rimanendo con la retina sexy della corazza e sudando lo stesso. Dopo due ore e quindici chilometri ci fermammo a mangiare un po’ di datteri e cioccolato per mantenere le forze.
Io studiavo bussola, GPS e foto satellitari. Bisognava passare dai passaggi di dune più corti e approfittare delle zone libere da queste, i “buchi“. Dopo una pascolata iniziale, dove presi per Tembaine il Grande Dekanis, la mia navigazione si rivelò perfetta. Per me era la prima volta che navigavo a questa maniera e di sera ero orgoglioso come la squadra di bob giamaicana quando riuscì ad andare alle olimpiadi.
Certo che questi furono i miei 75 km più lenti da quando vado in moto. Ed era proprio questo pensiero che prese forma verso le due, quando, a pranzo feci tanta, ma tanta fretta al mio amico. Questa decisione si rivelò corretta. Ci aspettava ancora il secondo passaggio di dune alte, prima di Tembaine. Su queste dune la fatica cominciò a divertirsi alle nostre spalle. Cadutine e insabbiamenti si susseguirono. Questo mangiò le nostre riserve di energia e neanche le compresse di glucosio ce le ridiedero. Infatti a un certo punto dovetti desistere dal contraddire il Bale che, in lontananza, era certo di vedere un’antenna. Le dune divennero dunini il ritmo aumentò nuovamente e ad un certo punto ebbi un’illuminazione. Per un’ora o più mi sentii come Mosè sceso dal monte Sinai con le due tavole dei dieci comandamenti. Per caso? Per esperienza? Chi lo sa. Ad un certo punto mi si rivelò il sistema di capire se c’era o meno un ostacolo nascosto dietro la prossima duna.
Le dune hanno una forma ideale teorica che il nostro cervello può elaborare dopo averne viste tante. Quando questa forma ideale è in qualche modo distorta, la sommità della duna non è precisamente come la duna nella tua mente, ma ha un tratto di 10-15 cm che resta un po’ più basso, allora dietro c’è qualcosa. Questo può essere un’altra duna, un cespuglio o una cosa qualunque che crei una leggerissima resistenza al vento che trasporta la sabbia. Questa resistenza fa di modo che la sabbia, in quei pochi centimetri si depositi un pelino di meno, creando un abbassamento di due o tre centimetri. All’inizio pensai di aver raggiunto il Bale con le sue visoni di antenne, ma poi provai.
Era eccezionale sapere prima se la duna la potevi saltare o se dovevi curvare sulla sommità.
Questa cosa, per me è stata le più bella esperienza di tutto il viaggio e anche adesso che scrivo, mi vengono i brividi. Ma questo e anche per via del vino che sto bevendo.
Arrivati a Tembaine mezzora prima del calar del sole, non riuscii a fermarmi. Andai al pozzo e a salutare chiunque era nei paraggi, saltando felicemente di duna in duna.
Piazzai la tenda mentre il Bale cercava legna e cucinai una frittata con cipolla, patate e un pezzo di peperone piccante. Eravamo stanchissimi e non riuscimmo né a finire il vino, né a stare svegli fino a mezzanotte. Questa volta il materassino famelico era bucato già prima di dormire. Dopo due calcoli proposi al mio compagno di tenda (non era tutto altruismo) di rimediare col il “fast”, quello per aggiustare le forature delle gomme. Per cominciare scoppiammo a ridere ma poi il Bale passò effettivamente all’azione. Io continuavo a ridere, anche perché non mi sembrava poi così geniale quest’idea. Il materassino si gonfiò bene, così bene come una gomma infatti, la schiuma chiuse tutti i buchi e tutto sembrava a posto. Naturalmente non tenne. La mattina dopo ci alzammo una buona mezzora prima di qualsiasi segno di luce e, per vendetta, bruciammo il malefico materassino cantando - unga bunga – heja heja – unga bunga – e danzammo attorno al fuoco finche io inalai un po’ del fumo nerastro e misi a tossire che la metà bastava. Poco dopo colazione salimmo su una delle montagne e il Bale fece la foto del titolo con l’autoscatto.

Partimmo per la nostra ultima tappa il primo giorno dell’anno. Io avrei continuato fino a dicembre ma l’uomo non vive solo d’aria e moto. La nostra rotta portava al massiccio del Djebil che fra poco (non so quando) diventerà parco nazionale e non si potrà più passare. A nord di questo ci fermammo a bere, fumare e discutere con uno dei soldati della guardia nazionale alla porta del deserto. Poco dopo mi resi ancora una volta conto che dietro qualcosa non andava. Il Bale era andato in riserva e gli si era formata una bolla d’aria nel tubo della benzina. OK - Prendiamo la moto, la spingiamo su una duna ripida con la ruota anteriore e muovendo il tubo facciamo uscire l’aria - Il primo problema era risolto ma mancavano ancora 40-50 km a Douz. Al caffè “La porte du desert” ci fermammo per il tè. Questa volta c’era anche Achmed, io ero felicissimo di rivederlo e lo ringraziai ancora per quella volta che, malgrado l’influenza, ci aspettò prima di andare a casa dai suoi. Con una cordiale umiltà che è propria solo degli arabi mi respinse dicendo che ciò era semplicemente normale. Dopo la nostra partenza andò bene per dieci chilometri prima che la benzina del Ténéré finì del tutto. Per fortuna avevo tenuto una bottiglia vuota quel giorno, invece di bruciarla assieme al materassino malefico. Cacciavite alla mano, staccai la cannetta dal mio serbatoio e, in due volte, diedi tre litri di benzina al Bale. Questo grazie al grande XT 550 che oltre a essere più maneggevole e affidabile (a parte la centralina) consuma circa un litro in meno su cento chilometri. Evviva l’XT 550!
Naturalmente la situazione della bolla d’aria si ripeté senza pietà. Purtroppo stavolta non c’erano più dune. OK. Misi la prima al Ténéré e in due alzammo la ruota anteriore finche la moto era in piedi sulla ruota di dietro. Così facendo il Bale si fece nuovamente male alle costole, però due minuti dopo la moto andava. Il Ténéré partì e il mio 5 e ½ no! Adesso avevo io una bolla d’aria. Per fortuna, anni fa, avevo passato un pomeriggio “dicendo il rosario” finche tutti i tubi erano in salita e ripartire fu facile dopo aver appena mosso un po’ il tubo all’uscita del serbatoio.
A Douz ci fermammo due notti poi partimmo.
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Christian



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MessaggioInviato: Ven Ago 10, 2007 13:19 pm    Oggetto: Rispondi citando


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Christian



Registrato: 07/08/07 13:04
Messaggi: 223

MessaggioInviato: Ven Ago 10, 2007 13:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

Non vi racconto il viaggio di ritorno, così almeno questa storia finisce ai confini del deserto e non sulle invernali rive del lago Maggiore dove mi aspettava tanto lavoro da recuperare.



Assieme a questo racconto ci sono alcuni documenti che potranno servire a chi vuole fare un viaggio del genere.
1) Un file completo in formato Garmim Mapsource con tutti i punti menzionati e altri, tracce dei percorsi effettuati e la rotta che volevo prendere verso nord partendo da Thiareth più alcuni punti marcati in Romania due anni fa.
2) Le foto.
3) La foto satellite referenziata (di scarsa qualità).

Fonte: Christian
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